LANTERNA, Faro di Genova dal 1128

LANTERNA, Faro di Genova dal 1128

Autore: Associazione AMICI DELLA LANTERNA
Via lanternadigenova.it

Articolo raccomandato da Javier Armas Cortez, collaboratore di Messico per Replicación di Arttextum

 

La Lanterna di Genova
Simbolo della città di Genova, sita sul promontorio di Capo di Faro la Lanterna, con i suoi 77 metri di altezza, è il faro più alto del Mediterraneo, secondo in Europa. L’attuale costruzione risale al 1543, ma fin dal XII secolo esisteva una torre di struttura simile, nata come torre di guardia per annunciare l’arrivo di imbarcazioni sospette e divenuta nel tempo anche faro, sulla cui sommità si bruciavano fascine per segnalare ai naviganti l’accesso al porto. Nel 1326 vi si installò la prima lanterna ad olio di oliva, la cui luce era concentrata in un fascio grazie a cristalli trasparenti prodotti da maestri vetrai liguri e veneziani. La rappresentazione probabilmente più antica di questa prima Lanterna risale al 1371 e compare sulla copertina di un registro dell’autorità marittima del tempo. Nel Quattrocento la torre fu adibita a prigione e custodì, tra gli altri, il re di Cipro. Agli inizi del Cinquecento fu edificata la fortezza della Briglia, voluta da Luigi XII per le truppe che presidiavano la città: i genovesi, insorti contro i francesi, la bombardarono, danneggiando anche la Lanterna, ridotta a “mezza torre”. Nel 1543 essa venne ricostruita e le antiche merlature furono sostituite. Da allora la Lanterna superò senza gravi conseguenze il bombardamento navale del Re Sole alla fine del Seicento, i combattimenti del 1746 dopo la rivolta di Portoria, i bombardamenti della seconda guerra mondiale, nonché innumerevoli momenti di intemperie naturali (fino a quando, nel 1778, non fu dotata di impianto parafulmine). In tempi più recenti la potenza del faro aumentò notevolmente, sia per l’introduzione di più moderni sistemi ottici (data 1840 il sistema rotante con lenti di Fresnel), sia per l’introduzione di nuovi combustibili: il gas di acetilene (1898), poi il petrolio pressurizzato (1905), fino all’elettrificazione del 1936.

La Storia della torre dal 1128 ad oggi
Secondo alcune fonti non ufficiali, nel 1128 venne edificata la prima torre, alta poco meno dell’esistente, con una struttura architettonica simile all’attuale, ma con tre tronchi merlati sovrapposti. Alla sua sommità venivano accesi, allo scopo di segnalare le navi in avvicinamento, fasci di steli secchi di erica (“brugo”) o di ginestra (“brusca”). I documenti del secolo XI, le prime cronache e gli atti ufficiali del nascente comune genovese forniscono dati sicuri sulla torre di segnalazione, ma non la sua data esatta di costruzione. Nel 1318, durante la guerra tra Guelfi e Ghibellini la torre subì rilevanti danni alle fondamenta ad opera della fazione ghibellina; nel 1321 vennero effettuati lavori di consolidamento e venne scavato un fossato allo scopo di renderla meglio difendibile. La prima lanterna venne installata nel 1326; la lucerna era alimentata ad olio di oliva ed in merito l’annalista Giorgio Stella scriveva: “In quest’anno fu fatta una grande lanterna sulla torre di Capo Faro affinché con le lampade in essa accese, nelle notti oscure, i naviganti conoscessero l’adito alla nostra città”. Al meglio identificare la lanterna con la città, nel 1340 venne dipinto alla sommità della torre inferiore lo stemma del comune di Genova opera del pittore Evangelista di Milano.La più antica rappresentazione iconografica della prima torre della lanterna è del 1371 ed appare in un disegno a penna sopra una copertina pergamenacea di un manuale dei “Salvatori del Porto”, dove venivano fra l’altro registrate tutte le spese per la illuminazione, per i cristalli della lanterna, per le lampade, per l’olio, e le nomine dei guardiani.Nell’assedio alla Briglia – forte fatto costruire dal re Luigi XII durante la dominazione francese su Genova, ubicato sullo stesso colle dove sorgeva la torre del faro – la torre venne centrata dai colpi di bombarda sparati dagli insorti genovesi e parzialmente demolita. Per trenta anni la bella torre rimase monca e la sua brillante luce non fu più di aiuto ai naviganti.Solo nel 1543 venne ricostruita e fu posta in opera alla sua sommità una nuova lanterna costruita con doghe di legno di rovere e ricoperta con fogli di rame e di piombo fermati con ben seicento chiodi di rame. Fu quella occasione che la torre assunse il suo aspetto definitivo che ancora oggi vediamo. Nel 1565 si ritornò a lavorare sulla cupola per renderla stagna e nel 1681 si ricostruì la cupola con legno di castagno selvatico calafatando il tutto con pesce e stoppa e ricoprendola con fogli di piombo stagnati ai bordi sovrapposti. Nel 1684 durante i bombardamento di Genova ordinato dall’Ammiraglio francese Seignelai per ordine di re Luigi XIV, un colpo centrò la cupola distruggendone l’intera vetrata, che venne provvisoriamente ricostruita; nel 1692, la vetrata venne modifica aggiungendovi un nuovo ordine di vetri. Nel Portolano manoscritto del XVI secolo di autore anonimo si legge “a miglia 14 da Peggi (Genova Pegli) città con buonissimo porto e alla parte di ponente, vi è una lanterna altissima e dà segni alli vascelli che vengono a piè di detta lanterna”. A seguito dei ripetuti danni causati dai fulmini e dagli avvenimenti bellici nel 1771 la torre venne incatenata a mezzo di chiavarde e di tiranti che ancora oggi sono visibili all’interno. Nel 1778 venne dotata di impianto parafulmine che fu realizzato dal fisico P.G.Sanxais e nel 1791 vennero effettuati alla base della prima torre, lavori di consolidamento per renderla più stabile.

Le immagini di: lanternadigenova

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Barrio mexicano reduce la criminalidad a través del arte

Autor: EFE
Vía La Opinión | Abril 2, 2016

 

La organización ‘Colectivo Tomate’ cambia la cara de Xanenetla en Puebla

El barrio de Xanenetla, considerado como uno de los más “bravos” de la ciudad de Puebla (centro de México), ha sido por años epicentro de crímenes y delitos; sin embargo, el lugar ha sufrido una transformación gracias al arte. “Los taxis no se atrevían a entrar” señala un vecino sobre este barrio, que colinda con el centro de la ciudad y cuya población ronda los 10,000 habitantes. Calles empedradas y estrechas que fueron testigos históricos de asaltos, tráfico de drogas y conflictos son hoy un faro de luz que abre la puerta a la esperanza de todos los vecinos de la colonia, donde hoy se inaugura la Ciudad Mural.

Detrás de esta transformación está una organización sin fines de lucro conocida como “Colectivo Tomate”, un grupo de ciudadanos que busca inspirar a las personas a participar activamente por su comunidad. “Que se den cuenta de que cuando nos unimos podemos fortalecer y transformar el lugar en el que las personas habitamos” señaló Maribel Benítez, codirectora del colectivo.

El inicio de algo grande

Comenzó como un proyecto de arquitectura entre dos personas, pero nueve años después se ha convertido en una iniciativa de integración social en comunidades vulnerables y focos rojos de las grandes urbes.

Su trabajo no sólo queda reflejado en las paredes; también se nota en la reducción de los índices de criminalidad y en la calidad de vida de los habitantes. “El arte es nuestra herramienta principal y favorita y a través de él promovemos herramientas de paz y de participación ciudadana” dijo la codirectora.

Un artista del Estado de México describe esta experiencia como genial y señala que el hecho de trabajar en puntos conflictivos la hace más humana. “Quizá los jóvenes no tienen otra forma de ver la vida; tal vez (están involucrados en asuntos de) drogas o violencia y cuando ven a una persona haciendo un mural podemos cambiar algo en ellos”, señala el artista Fernando Pons Fernández.

El proyecto consiste en la creación colectiva de murales que narren la historia de las familias en las fachadas de sus casas, así como la identidad del barrio en espacios comunes.

Artistas internacionales y de diferentes partes del país se sumergen en la historia del barrio a través de dinámicas de sensibilización.

Descalzos y con los ojos tapados recorren el barrio para sentirlo, escucharlo y así poder transmitir luego esas sensaciones a través de sus pinturas. Una labor altruista que comienza conociendo a las familias; ellos se abren al artista y le expresan qué les gustaría representar en sus fachadas. De ahí sale un boceto que finalmente, de ser aprobado por la propia familia, quedará grabado en sus viviendas.

El artista poblano Alejandro Varela comparte su experiencia y señala que le tocó pintar la fachada de una pareja de matemáticos. Cuando entró por primera vez a su casa se topó con una estatua de un perro xoloitzcuintle, pero no le dio más importancia. “Al día siguiente me dicen, ‘no te hemos presentado a nuestra hija’, yo pregunté si tenían una y me sacaron a una xoloitzcuintle, y dije ‘ya lo tengo’”. Ahora esta pareja tiene a cada lado de la entrada principal de su casa un perro de esta raza, un macho y una hembra.

Historias como estas se repiten en cada fachada. Unos deciden poner algo alusivo a su profesión, a sus creencias religiosas, a un familiar recientemente fallecido o plasman leyendas típicas del barrio. El día de hoy se inaugura Ciudad Mural en Xanenetla; el barrio que vio nacer esta iniciativa hace siete años sigue sumando historias a través de la pintura.

En esta ocasión son 75 murales, de los cuales 44 son completamente nuevos y 26 han sido rehabilitados de etapas anteriores.

Mes y medio de trabajo conjunto entre artistas y vecinos que deja como resultado un barrio lleno de color y encanto, donde el miedo y la inseguridad se esfumó a brochazos para dar paso a un lienzo de esperanza y oportunidades para miles de personas.

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